mercoledì 7 gennaio 2009

Piana dei Cieli,una bella azienda che siamo fieri di ospitare nella nostra enoteca




Ecco alcuni dei riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni:
Guida ai vini d'Italia 2009 del Gambero Rosso
2 bicchieri per il Syrah 2006
2 bicchieri per il nero d'Avola 2006
1 bicchiere per il Pizzo dei corvi 2007
Gambero Rosso Almanacco del Berebene 2009
Oscar qualità - prezzo per il Nero d'Avola 2006
http://www.gamberorosso.it/
Decanter World Wine Awards
PIANADEICIELI NERO D'AVOLA 2006: MEDAGLIA D'ARGENTO
PIANADEICIELI SYRAH 2006: MEDAGLIA DI BRONZO
Il più prestigioso concorso mondiale, ormai giunto alla sua quinta edizione, ha avuto quest'anno un grandissimo numero di partecipanti. I vini in gara sono stati 9219, più del doppio rispetto alla prima edizione .
The most influential wine competition in the world - attracted more entries this year than ever before. In total 9219 wines were entered, more than double the amount entered than when the competition launched just five years ago.
Gambero Rosso- Guida ai Vini d'Italia 2008
- Chardonnay-Grecanico 2006 : 2 Bicchieri
- Syrah 2005 : 2 Bicchieri
- Cabernet Sauvignon 2005 : 1 Bicchiere
Guida ai Vini di Sicilia
5 Stelle per il Syrah 2005 Pianadeicieli

http://www.cronachedigusto.it/ Leggi la Guida (pdf)
L'Almanacco del Berebene 2008 del Gambero Rosso
Il Syrah '05 ottiene l'Oscar per l'ottimo rapporto qualità-prezzo
Guida al vino Quotidiano 2008 di Slow Food
Il Nero d'Avola '05 ottiene l'Etichetta per l'ottimo rapporto qualità-prezzo
http://www.salonedelvino.it/
Medaglia d'Argento Syrah Sicilia IGT 2005
"Syrah du Monde 2007 " Concorso Enologico Internazionale - Francia
http://www.syrah-du-monde.com/
Gran Menzione Syrah Sicilia IGT 2005
"Vinitaly 2007 " Concorso Enologico Internazionale
http://www.vinitaly.com/index.asp
Gran Menzione Nero d'Avola Sicilia IGT 2005
"Vinitaly 2007 " Concorso Enologico Internazionale
http://www.vinitaly.com/index.asp

martedì 6 gennaio 2009

torta rovesciata con mele caramellate,arancio e cannella




Per la base caramellata mele annurca 1kgzucchero di canna 4 cucchiaiarancia, il succo 1cannella 1 cucchiainoanice stellato 1 pezzettoburro 80g
per la torta farina 300gzucchero 170guova 2latte fermentato 20clolio vegetale 10clcannella 1 cucchiainoarancia, la buccia 1lievito per dolci mezza bustinasale una presa
Sbucciare le mele, tagliarle a quarti e eliminare il torsolo. Sistemare le mele in una ciotola capiente, aggiungere lo zucchero di canna, la cannella e l’anice stellato e mescolare. In una padella antiaderente, far sciogliere il burro, aggiungere le mele condire e lasciar cuocere il tutto per una decina di minuti, senza mescolare troppo spesso. A questo punto le mele dovrebbero essere cotte e nel fondo della padella si sarà formato una salsa caramellosa. Scartare le mele e tenerle da parte, aggiungere al fondo di cottura il succo dell’arancia (prima di spremerla grattugiatene a buccia e tenetela da parte). Alzare la fiamma e mescolare in modo da far sciogliere il caramello nel succo, poi lasciar ridurre per un paio di minuti in modo da ottenere una salsa densa.PReparare l’impasto della torta: Sbattere le uova con il latte fermentato e l’olio, poi aggiungere lo zucchero, il sale, la cannella e la buccia di arancia. Infine aggiungere la farina setaciata insieme al lievito. Prendere una tortiera (la mia era 22cm ma potete usarne uno da 24 o 26 perché la mia di torta in fin dei conti era un pochino esageratamente alta :-), foderarla con un foglio di carta da forno, e disporre, sul fondo, le mele in uno strato unico (scartando ovviamente l’anice stellato), versare sulle mele la salsa all’arancio e infine coprire il tutto con l’impasto preparato. Infornare a 180°C per 45-50 minuti (finché la superficie sia dorata, testare l’interno con uno stuzzicchino). Sfornare, lasciar intiepidire poi rovesciare la torta su un piatto e servire. A voler fare le cose per bene, servire con una salsa inglese alla vaniglia o un po’ di gelato, sempre alla vaniglia.
abbinamento??Ben Ryé Donnafugata
Bianco Naturale Dolce - DOC Passito di Pantelleria14,5% vol.Zibibbo 100%.Vino che denota la sua straordinaria personalità e profondità fin dal colore, che si presenta giallo ambrato lucente. Al gusto impressiona per la notevole complessità data dall’avvenuta fusione tra dolcezza, sapidità e morbidezza.i profumi si rincorrono tra meandri di sensazioni dolci di fichi secchi e miele, erbe aromatiche, note minerali. Al gusto impressiona per la notevole complessità data dall'avvenuta fusione tra dolcezza, sapidità e morbidezza. Lunghezza finale con ritorno armonico dei profumi.

sabato 3 gennaio 2009

...abbinamenti da svenire..




Fagotto ciccione alla crema
Ingredienti:
1 rotolo di pasta sfoglia pronta (santa e benedetta)
2 uova intere
70 gr di zucchero
1 cucchiaio di farina
300 ml latte p.s.
1/2 cucchiaino di cannella
1 mela renetta
poco zucchero a velo
Preparare una crema montando con la frusta le uova con lo zucchero, unire un cucchiaio di farina, mettere sul fuoco e aggiungere il latte. Mescolare fino a quando la crema rapprende leggermente (non deve essere troppo densa), togliere dal fuoco, aromatizzare con la cannella e mentre si intiepidisce aggiungere la mela sbucciata e tagliata a cubetti. Sistemare la pasta sfoglia in uno stampo da budino (o in una teglia piccola) foderato con la carta forno. Metterci dentro la crema e ripiegare i bordi come a chiudere un fagotto. Infornare in forno preriscaldato a 180° per 20/25 minuti. Lasciar raffreddare completamente nello stampo, poi mettere in un piatto e tenere in frigo per un paio d’ore prima di servire con una spolverata di zucchero a velo.
Ciò che poi ha reso il momento della torta degno di nota e memoria, è stato l’abbinamento con un vino straordinario. Aldilà del colore ambrato lucido bellissimo e della consitenza invitante, aldilà dell’intensità olfattiva e della finezza, è l’ampiezza olfattiva che lo rende strabiliante nelle note nette e variegate di vaniglia, mandorla, fiori d’arancio, pesca essicata, finocchietto, tabacco dolce, smalto, uniti alla più caratteristica nota ossidativa leggermente boisè, tutti in perfetta successione. Una vera esperienza sensoriale. In bocca è elengantissimo, perfettamente equilibrato, e di persistenza infinita. Ancora una volta il carattere della Sicilia un po’ aristocratica dei bei salotti, tradotto perfettamente in un vino indimenticabile.
‘DONNA FRANCA’ MARSALA SUPERIORE RISERVA SEMISECCO AMBRA CANTINE FLORIO

storia di un mito:il Marsala...




La... nascita del Marsala é databile 1773. Fu proprio in quell'anno, infatti che John Woodhouse - commerciante di Liverpool - mentre, in cerca di ceneri di soda, veleggiava al largo della costa occidentale siciliana con il suo brigantino Elizabeth, fu indotto da una tempesta di scirocco a cercar rifugio nel porto di Marsala. Lui ed il suo equipaggio ebbero così modo di degustare il vino locale, forte e robusto, maturo e solare: il perpetuum.Il vino, prodotto in Sicilia da queste parti, veniva abitualmente invecchiato in grandi botti di buon legno. Dopo un lungo periodo, ne veniva prelevata una certa quantità, alla quale si sostituiva un quantitativo uguale di vino giovane. L'operazione si ripeteva dopo un certo numero di anni e più volte ancora. In tal maniera si assicura nel tempo un amalgama sapiente tra vini uniformi di età diverse: questo procedimento continuerà "in perpetuo". La medesima consuetudine era applicata al di là dei Pirenei, con la particolarità che tale miscelazione tra prodotti di diverse annate avviene spillando il vino da una botte situata nella fila più bassa (quella più vicina al suelo), che veniva ricolmata dal vino travasato per caduta dalle botti collocate nelle file (criaderas) superiori. Tale ingegnoso processo - assurto poi a metodo davvero professionale ed applicato anche per il Marsala - viene chiamato soleras.Woodhouse, volle prima verificarne il gradimento e ne spedì 50 pipes (412 litri ognuna) in Inghilterra, avendo l'accortezza di aggiungervi acquavite da vino, per non alterarlo durante il viaggio per mare. Gli Inglesi decretarono a quel prodotto un'accoglienza trionfale anche perché il Marsala proveniva da quella ellisse climatica da loro stessi chiamata the sun belt - "la cintura del sole" - che dal Portogallo si estende fino alle coste della Turchia, passando per la Sicilia (situata proprio al centro) e la Grecia insulare: una fascia baciata da Dio e abitata da popoli di terra e di mare.Fortified wines: così sono definiti i prodotti che nascono in questo territorio la cui storia ha visto quali protagonisti grandi viaggiatori, vigneti lussureggianti, stive ricolme di botti, sapienti miscele fra il mosto di prima spremitura e l'eau de vie, l'acqua della vita, cioè l'acquavite da vino.I Woodhouse misero radici a Marsala, comprarono uve e vigneti, impiantarono un grande stabilimento, edificarono bagli a Petrosino ed a Baronazzo Amafi.Ben presto la fama del Marsala si diffuse, specialmente fra i connazionali del suo scopritore.Sopravvive integro un manoscritto che reca la data del 19 marzo 1800 nonchè le firme autografe dell'eroe di Trafalgar, ammiraglio Horatio Nelson, duca di Bronte, e dello stesso John Woodhouse: forse si tratta del primo vero contratto di acquisto di questo vino. Contemplava l'impegno a fornire sollecitamente five hundred Pipes of the best Marsala al prezzo di One shilling and five pence Sterling per Gallon alla flotta di Sua Maestà Britannica nella rada di Malta. Da allora, le stive della Royal Navy e le cantine di Buckingham Palace ne rinnovano sempre le scorte. Perché ritenuto vino degno della mensa di qualsiasi gentiluomo.Richiamati dalla buona eco commerciale del nuovo liquoroso, anni dopo giunsero a Marsala altri inglesi intraprendenti: primo fra tutti, nel 1812, Benjamin Ingham, all'epoca un autentico prototipo di uomo d'affari a tutto campo. Anche lui edificò una immensa wine factory, proprio by the sea, lungo il mare a poca distanza dal pioniere Woodhouse. Nel 1851 Ingham, ormai diventato l'uomo più ricco della Sicilia, lasciò la direzione aziendale al nipote Joseph Whitaker. Nel 1884 fu Giuseppe Whitaker, detto Pip, a legare il suo nome all'ulteriore espansione del commercio di Marsala. Lo ricorderemo sempre, anche per l'incommensurabile suo contributo in campo archeologico: la scoperta dell'isola di Motya e il suo successivo acquisto. La Fondazione Whitaker, ancora oggi, veglia su quest'isola/scrigno che potrebbe presto essere dichiarata "patrimonio mondiale dell'umanità".

giovedì 1 gennaio 2009

LE PETIT TONNEAU AUGURA UNO STREPITOSO 2009 A TUTTI!!!




Buon inizio!!!...con le lenticchie!!!!

Dopo una notte di gozzovigliamenti e drinks vari..(ehm..ehm..)oggi solo lenticchie?...sulla tavola imbandita non può mancare il piatto tradizionale: il cotechino con le lenticchie!
Solitamente, questo piatto viene servito a fine cena, addirittura dopo il dolce, allo scoccare della mezzanotte come augurio di fortuna e denaro per l’anno nuovo.
Nonostante zampone e lenticchie siano ormai un connubio inscindibile e presente nella tradizione natalizia di tutta Italia, ben pochi conoscono la storia di questi due alimenti.
La storia dello zampone, è legata indissolubilmente a due personaggi di grande fama: Giovanni Pico della Mirandola, ed il Papa Giulio II.
Secondo la tradizione correva l’anno 1511, quando le truppe del Pontefice guerriero Giulio II, stavano assediando la cittadina di Mirandola, fedelissima alleata dei Francesi.
Si racconta che i Mirandolesi, in vista della presa della città, pur di non lasciare al nemico i maiali, loro fonte di sostentamento maggiore, li uccisero tutti.
Il lampo di genio venne ad uno dei cuochi del grande Pico, che propose di utilizzare la pelle delle zampe anteriori dei maiali per conservare al meglio la carne e cucinarla al momento opportuno.Anche la conservazione non risultò particolarmente complicata visto che il cuoco la tritò e la miscelò con una grande varietà di spezie.
Era nato lo zampone!Ma la creatività dei cuochi e dei macellai non si fermò qui, infatti, dopo poco tempo, fu creata una nuova delizia, questa volta insaccata nelle budella del maiale: il cotechino!
Col passare del tempo, allo zampone ed al cotechino, fu accostata la lenticchia.In verità, sarebbe più giusto dire che alla lenticchia fu accostato il cotechino/ zampone, perché questo ottimo legume era consumato l’ultimo dell’anno già da molto tempo prima dell’invenzione dello zampone.Pare infatti, che l’usanza di mangiare le lenticchie, derivi da un antico “rito” pagano secondo il quale consumare questa pietanza l’ultimo giorno dell’anno, portava fortuna e soprattutto molti soldi.
A questo proposito, anticamente era tradizione, all’ultimo dell’anno, regalarsi dei portamonete colmi di lenticchie con l’augurio che si potessero trasformare poi in monete d’oro.
Molti si chiederanno a questo punto, perché proprio le lenticchie?Secondo il parere di molti esperti, sarebbe stata proprio la somiglianza delle lenticchie con le monete a dettare questa usanza che si è protratta nel tempo per moltissimi anni fino ai giorni nostri.



mercoledì 31 dicembre 2008

...CI SIAMO QUASI........



Che sia un anno sereno e ricco di soddisfazioni per tutti...innanzitutto la salute e poi buon inizio di tutto:tante belle novità..p.s.occhio a non bere tanto..

Stasira manciamu u capuni!!!!!












La lampuca ,lampuga ,pesce capuni ecc..... prende varie denominazioni regionali , isole tremiti, liguria,sardegna, campania,calabria,sicilia(area stretto di Messina, trapanese, e territoriali,ad esempio in Tunisia viene chiamata lampuca.La lampuca è un pesce di fine estate,settembre -ottobre.Si pesca a traina, verso le cannizze(intreccio di canne).Pesce aggressivo, che ama stare nell'ombra, e divora alici ,acciughe, sgombri ecc...Adesso, essendo in cucina ,un pesce versatile, posto 3 ricette.Spaghettini ,oppure linguine con lampuca:Per 4 persone:500 gr di pasta- 400 gr di lampuca tagliata a tocchetti,16 pomodorini ,meglio se pachino, tagliuzzati,1 bustina di zafferano,1 spicchio d'aglio tagliuzzato, olio evo,sale.Mentre la pasta è in cottura, in una larga padella,in olio evo mettere l'aglio,dopo un minuto, aggiungere pomodori,il pesce e per ultimi lo zafferano ed il sale,la cottura non richiede più di 10 minuti.Scolare la pasta al dente e velocemente ripassatela in padella con il sughetto.Lampuca fritta in agrodolce:infarinare i tranci di lampuca,alti non più di 2 centimetri e friggerli, e scolarli dall'olio .In una padella a parte, imbiondire della cipolla, aggiungete 2 cucchiai di zucchero ed un bicchiere d'aceto di vino bianco, verserete questa cipollata sul pesce fritto.Lampuca arrustuta(lampuca arrostita) arrostire i tranci di pesce, meglio sulla carbonella,in mancanza in graticola e condire cu'u salmoriglio( salsetta composta da olio evo, aglio ,origano,volendo anche prezzemolo e succo di limone, sale, ben nappata.

P.s.ovviamente...noi ci beviamo su un bel Lighea Donnafufata...Uve Zibibbo (Moscato d’Alessandria) 40%, Ansonica 30%, Catarratto 30%.Le uve raccolte a Pantelleria e a Contessa Entellina sono vinificate separatamente nelle cantine delle rispettive zone d’origine. Dopo la pigiatura soffice delle uve, il mosto fermenta a temperatura controllata. Il vino ottenuto dal blend viene messo in commercio dopo un minimo di affinamento in bottiglia.L’impatto olfattivo si sviluppa con notevole finezza su note complesse che vanno dal fruttato di mela e agrumi al floreale di ginestra, il tutto adagiato su uno sfondo minerale. Al palato l’impressione gustativa è piena, sapida e morbida. Ottimo l’equilibrio. È indicato con tutto il pesce azzurro, pasta al forno in bianco, frittura di pesce. .servirlo In calici a tulipano di media grandezza, può essere stappato al momento, ottimo a 9–11°C...Curiosità "Dai disordinati capelli color di sole l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi"... così Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive Lighea, l’ammaliante sirena personaggio centrale di un suo racconto che ha dato spunto a questo vino complesso ed innovativo e ad una etichetta altrettanto originale.

martedì 30 dicembre 2008

Di corsaaaaaaaaaaa....


Miei cari casalinghi e casalinghe..ultime ore per l'acquisto e la preparazione(almeno mentale)del"ciò che serve per il 31 notte"!!
Le Petit Tonneau e le sue mille chicche vi attendono anche domani fino alle 21!Pregiati vini da abbinare oculatamente alla pietanza prescelta.un raffinato vino da dessert,invitante rosolio alla frutta e.. squisiti panettoni rigorosamente locali ecc..ecc..!Gnam!










Ecco quel che vi propone Cefalù per un buon anno nuovo..







Abbiamo conquistato i vostri sensi??Penso proprio di si...guardate un pò che meraviglia.....posticini degni della più esclusiva meta vip!!!!!!



Torta di cocco e arancia...slurp..e da berci su..?.. il mirto bianco che mi ha portato Tizy dalla Sardegna...



burro 250gfarina 225gspremuta di arancia 200mluova 4noce di cocco essicata 125gfarina di mandorle 125gzucchero 50garancia 1mandorle a scaglie 25gcannella 2 cucchiainilievito per dolci 1/4 di cucchiaino
per lo sciroppo zucchero 225gspremuta di arancia 200ml
Mescolare il cocco con la spremuta e lasciar riposare per 20 minuti. Sbattere il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e la buccia grattugiata dell’arancia fino a otenere una crema omogenea. Incorporare un uovo per volta e infine la farina setacciata insieme al lievito, la cannella, la farina di mandorla e il cocco mescolato con la spremuta. Mescolare bene e versare il tutto in uno stampo di 23cm diametro foderato con carta da forno. Infornare a 160° per circa 50 minuti o finché la torta sia dorata.Verso la fine della cottura della torta, versare lo zucchero e la spremuta per lo sciroppo in un pentolino, portare a ebollizione e lasciar cuocere per 5-7 minuti finché il tutto si sia ridotto di un terzo. Sfornare a torta e versare i tre quarti dello sciroppo sulla torta ancora calda. Completare con ciò che avanza di sciroppo al momento di servire la torta.

lunedì 29 dicembre 2008

aria parigina....





Aristocratico, elegante, sicuramente il più leggendario dei vini. Associato ai momenti conviviali, ai cibi più prelibati e alle ricorrenze, è ideale anche per cocktail, party e buffet.

Pronti per il brindisi di fine anno?



Visto che si parlava di mare…un vecchio(mica tanto tutto sommato)articolo di “Dove”


Il mare di Cefalù..Sicilia: i dintorni di Cefalù Inutile in piena stagione ostinarsi con le solite perle del mare siciliano: troppo bella e rovinata dal tam tam pubblicitario la caraibica San Vito lo Capo, troppo piccole le spiaggette della riserva dello Zingaro, in provincia di Trapani, o l’Isola Bella di Mazzarò, sotto Taormina, mentre il richiamo delle tartarughe marine ha di fatto reso infrequentabile per almeno due mesi all’anno la regina del mare siciliano, l’Isola dei Conigli a Lampedusa। È l’effetto Montalbano, il fascino dell’isola che attira registi e fotografi da tutto il mondo। Non è una novità, già Roberto Rossellini negli anni Cinquanta s’innamorò di Stromboli e Vulcano। Ma non mancano alternative alle spiagge da film, soprattutto sulla costa sud, aperta verso l’Africa. Prima di scendere a sud, si svelano i segreti di Cefalù, cittadina normanna a circa un’ora da Palermo, set de Il Regista Di Matrimoni di Marco Bellocchio, che riscopre la magia della Rocca con la spiaggia del lungomare, ai piedi del centro storico. Dove si nuota ammirando le torri della Cattedrale.
Una delle spiaggette della KaluraPiù intime le spiaggette della Kalura, dove rilassarsi all’imbrunire col sottofondo del rollio incessante del mare sui sassi. Se in stagione il lungomare è frazionato in lidi più o meno chiassosi, fuori porta si trovano ancora piccoli angoli di paradiso. Come Settefrati, due grandi baie di sabbia giallo-oro dalla trama grossa, interrotte da una fila di scogli scuri affioranti. Vi si giunge da un sentiero tra ulivi secolari che si dirige verso il mare tra tenute padronali e residence, a qualche chilometro dall’ingresso in città. È spiaggia libera; non ci sono bar o punti di ristoro una volta scesi al mare. Lasciata alle spalle Cefalù con la nuova circonvallazione che abbraccia la rocca normanna, si intravedono i faraglioni rosso-amaranto proprio davanti al porto di Presidiana. A qualche chilometro, lungo la statale che scivola accanto agli scogli, inizia la grande spiaggia di Sant’Ambrogio, con facile accesso da un sottopassaggio ferroviario. Sant’Ambrogio è una minuscola frazione di casette a picco sulla scogliera, eletta a buen retiro da vip, politici e professionisti, complice il panorama aperto sulle Eolie, con Alicudi e Filicudi che fanno capolino sull’orizzonte, ma anche la cucina della Tana della Volpe, terrazza in legno e vista mozzafiato su mare e tramonto. Si dorme lontano dalla folla nell’elegante resort del vino dell’Abbazia Santa Anastasia, a pochi chilometri dal mare, o a Vallegrande Ranch, appartamenti di charme nel fresco della macchia mediterranea, in collina.

venerdì 26 dicembre 2008

Cefalù..bella d’inverno

Una cartolina da Cefalù…giusto due scorci da dedicare agli amici che hanno vissuto e amato la nostra graziosa cittadina nei mesi estivi..L’inverno in realtà conferisce un fascino particolare alle strade,ai monumenti,persino ai baretti sul mare e alle vetrine per l’occasione bardate a festa…Cefalù by winter,semplicemente bella.



Il rimedio del giorno…




Vi aspettiamo per uno speciale wine tasting di fine anno……..

giovedì 25 dicembre 2008

..pensando già al prossimo cenone.. spaghetti sfiziosi al pesce..??

Fai cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata. Intanto, in un tegame largo fai soffriggere lo spicchio d’aglio con un filo d’olio extravergine di oliva e dei peperoncino tritato. Quando l’aglio è dorato, aggiungi il pesce (350gr di misto di pesce -gamberetti, totani, calamari-)
e cuoci a fuoco basso per circa 15 minuti. Unisci una decina di pomodorini tagliati a pezzetti, un mestolo di acqua di cottura della pasta, un pizzico di sale e prosegui la cottura a fuoco lento per 10 minuti. Scola gli spaghetti, aggiungili al tegame e fai saltare la pasta per un paio di minuti. Prima di spegnere il fuoco, aggiungi una manciata di prezzemolo fresco.

Buon Natale…a pranzo oggi arista di maiale alla birra..che ci beviamo???


La Cantina Sociale Paolini ha sede in una delle più rigogliose contrade dell’agro della città di Marsala. Da un ventennio raccoglie e vinifica le uve conferite dai 900 soci, uve provenienti da 2500 ettari di vigneti eccezionalmente baciati dal sole. La capacità produttiva della Cantina Sociale Paolini è di 250 mila quintali d’uva trasformata all’anno. Scarico, pigiatura, pressatura e sgrondo, filtrazione, refrigerazione, imbottigliamento, stoccaggio, tutto è svolto nel rispetto della migliore tradizione enologica e attraverso sofisticate apparecchiature. Con queste garanzie, la Cantina Sociale Paolini mette in bottiglia una gamma di vini della nobile tradizione enoica siciliana, coniugando felicemente tradizione, innovazione e qualità.

lunedì 22 dicembre 2008

Vi aspettiamoooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!


QUALCUNO HA DETTO:LE PETIT TONNEAU A CEFALU', PER UN RESPIRO PROFONDO DELL'ANIMA!

Benvenuti a cena!!!!



Menu delle cene di una volta a casa mia...Roast beef al forno,bardato di gustose e croccanti patatine novelle al forno,e oggi direi...Un bel vinello!!
Ruvérsa Eloro Pachino DOC
Ruvérsa (dall’italiano: al contrario)
un vino che va in senso inverso rispetto alle mode,
niente serbatoi in acciaio, ma vasche di cemento (gli antichi fossi),
niente filtrazione, niente refrigerazione; nel totale rispetto delle fasi naturali dell’evoluzione del vino;
un vino contro le mode, un vino al contrario, un vino “...a ruvérsa”!

Trovata poesia su”Oro di Dora”


Lui si infila nel bicchiere come se fosse un gioiello, ha i colori che ricordan l’oro e l’ambra, accarezza le pareti come se fosse un bel collo, e Lui scende per andar sempre più in fondo. I suoi odori son speciali intrecciati tra di loro, ma si sente con nettezza l’importanza che ha quel fungo, e lì lo vedo al fianco dell’arancia, del mandarino e dei fiori gelsomini, e poi mi soffermo e rido…… e ricordo con piacere un odore che sentivo da bambino, quando tutto di soppiatto mi addentravo in quei bagni eleganti delle donne, popolati da fantastiche fanciulle, che ridean tra di loro e sentivo quegli odori delicati delle pelli, ben pulite dai saponi e imbrattate da cremine, oli, essenze e borotalchi, ben condite dai quei dolci e fantastici sorrisi e da quell’arruffamento di nasini, tutto quanto ricoperto dai vapori e dall’umidità……. Entra in bocca, che si muove come l’olio, supportato da una semplice freschezza, che fuoriesce dal sapore dell’agrume, e poi dopo, sì ci sente la dolcezza che rimane nella bocca, per poi chiudere di lunghezza e morbidezza.

domenica 21 dicembre 2008

Dolcetti che mania..


Il cioccolato di Modica, lavorato come facevano gli Atzechi al tempo dei conquistadores spagnoli, tecnicamente può essere definito cioccolato "a freddo" ed è granuloso e friabile. Furono proprio gli spagnoli a portare a Modica il "xocoàtl", un prodotto che gli abitanti del Messico ricavavano dai semi di cacao triturati su una pietra chiamata "metate", in modo da far sprigionare il burro di cacao e ottenere una pasta granulosa. I modicani appresero questa lavorazione dagli spagnoli, senza passare alla fase industriale.
Sono disponibili oggi sul mercato nei seguenti gusti: cannella, vaniglia, peperoncino, agrumi, fondente, pistacchio, menta, nocciola e mandorle, caffè e gli esclusivi gelsomino, Nero d'Avola, e fico d'india.

sabato 20 dicembre 2008

Altra idea stuzzicante?Condimento per pasta alla trapanese


Rappresenta l'unico vero condimento per pasta di origine Siciliano, localizzato nella parte di Trapani e nelle isole minori in particolare a Pantelleria dove viene chiamato "Amogghiu". E' un prodotto molto fresco che porta in tavola il sapore dell'estate, molto apprezzato in passato quando le materie prime, pomodori e il basilico, erano presenti sul mercato solo nei mesi estivi, conseguentemente il consumo in inverno di tale prodotto riportava quei profumi e sapori tipici della bella stagione.Il condimento si presta benissimo per preparare primi piatti caldi o freddi scaldandolo in un tegame e saltandoci la pasta appena scolata al dente con successiva spolverata di ricotta salata nella ricetta originale e in alternativa con aggiunta di tonno o più sfiziosa con aggiunta di bottarga di tonno rosso.Trova uso anche per delle semplici ma gustose bruschette.

Col panettone al cioccolato…


Sikelios...
Un Sicilia IGT (indicazione geografica tipica) rosso, dolce da uve stramature appassite al sole secondo l'antico rito di tradizione sicula. Un vino elegante, come ci si aspetterebbe da un nerello mascalese in purezza, con sentori di caramello, miele, liquirizia, spezie: un vino vellutato e dalla notevole corrispondenza gusto-olfattiva. Un vino dolce, ma mai stucchevole, mai noioso, gonfio e muscoloso; in grado di sorprenderti sempre fino all'ultimo sorso, capace di stupirti ancora una volta regalandoti sensazioni nuove e diverse, un vino da scoprire a sorsi piccolissimi e a polmoni pieni!
Si sposa bene con la pasticceria secca siciliana o con qualche formaggio stagionato piccante. Ideale nel fine pasto, in un attimo di meditazione, in compagnia di un sigaro gentile, di un pezzetto di cioccolato serio. Prossimamente lo proveremo anche con qualche grossa caldarrosta e con un paio di nocciole.

lunedì 15 dicembre 2008

I nostri big wines…


I 3 BICCHIERI DEL GAMBERO ROSSO AL NERO D’AVOLA SECONDO ANTONIO MORETTI



Saia 2006, il Nero d’Avola 100 % prodotto nella tenuta Feudo Maccari di Antonio Moretti in Val di Noto, ottiene il massimo riconoscimento sulla Guida Vini d’Italia 2009 del Gambero Rosso: i 3 Bicchieri che vengono assegnati ai vini ritenuti eccellenti. Le etichette di Feudo Maccari, come già quelle prodotte da Antonio Moretti nella Tenuta Sette Ponti in Toscana, sono votate all’eccellenza. In una recente degustazione dedicata ai rossi siciliani, il team di esperti della rivista Wine Spectator aveva attribuito ai vini di Feudo Maccari punteggi altissimi: lo stesso Saia aveva ottenuto 92/100, mentre Mahâris 2006, la più recente etichetta prodotta da Antonio Moretti in Val di Noto, il cru della Tenuta, blend di Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Syrah, si era rivelato con i suoi 94/100 il miglior assaggio siciliano del 2008 secondo Wine Spectator.

Suggerimenti per gli acquisti..da noi troverete..


Il Mamertino Vasari conquista un posto di onore sulla prestigiosa rivista americana Gourmet Magazine- tiratura un milione di copie , distribuita in tutti gli Stati di America.